Abbi strada (Vinile) Quadrivium
cover of article Stil: Classico
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WG Image LP CHF 35.70

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Bemerkungen

Nel settembre 1969, usciva Abbey Road il celebre LP dove i quattro Beatles (John Lennon, Ringo Starr, Paul Mc Cartney, George Harrison) attraversano le strisce pedonali di fronte agli Abbey Road Studios, dove in otto anni incisero tutte le loro canzoni. Quello sarebbe stato anche l’ultimo loro disco ad essere registrato (l’album Let it be, pubblicato l’anno successivo, in realtà era stato registrato prima, a gennaio). Abbey Road è un lavoro complesso, che dimostra più di ogni altro album la strada percorsa dai Beatles fra il 1962 e 1969: le prime canzoni, che raramente superavano i 2 minuti, lasciano spazio ad un concetto musicale molto più avanzato, dove la parte strumentale è spesso predominante e straordinariamente elaborata. Anche i testi sono ben lontani da quelli amorosi tipo Love me do (la loro prima canzone ad essere pubblicata) o She loves you. Ormai, alla fine della loro evoluzione creativa, i testi sono talora combinazioni di parole prive di senso compiuto, come in Come togheter, o più spesso surreali come in Mean Mr. Mustard, She came in through the bathroom winow, Carry that weight… Ce n’è persino una tremendamente irriverente, la fulminante Her Majesty. Fabio KoRyu Calabrò da anni si dedica a ricomporre in italiano i testi delle liriche dei Beatles (sconosciuti alla più parte dei nostri connazionali). Lui dice: «tradurre e non tradire». E difatti ci restituisce perfettamente il clima, lo stile, il significato, le metafore, i tic dei testi originali. Spesso reinventando in italiano le invenzioni originali in inglese. Come l’avverbio “Nowhere” (da nessuna parte) che, usato da Lennon come aggettivo, sarebbe praticamente intraducibile se non corresse in nostro aiuto Fabio KoRyu, trasfromandolo magicamente nell’italiano “Novunque”. Questo paziente lavoro di ricomposizione si è concretizzato nella realizzazione integrale di tre album dei Beatles, col solo ausilio della voce (e qualche coro) e dell’ukulele: White Album, ribattezzato “Albume Bianco”, Sergeant Pepper’s, dove la scritta floreale “Beatles” diviene, nel rifacimento di KoRyu, “Bestiale”, e Revolver, ossia “Rivoltella”. A questi si devono aggiungere anche altri due CD: il Wedding Album, con brani editi e inediti pubblicati in occasione delle nozze di Rita e Roberto Fraioli, produttori dei dischi precedenti, e Luci e Diamanti, registrato con la Polifonica Pievese e l’Orchestra Morlacchi nel Concerto d’Epifania 2015 (qui presente nelle «extra tracks»). Rifare Abbey Road (cioè “Abbi Strada”) è stata una sfida. Quasi impossibile ricorrendo al solo supporto strumentale dell’ukulele. Così come improbabile sarebbe stata una semplice orchestrazione dei vari passaggi strumentali, spesso improvvisativi. Ho proposto a Fabio di far confluire in queste parti brandelli di celebri passaggi sinfonici del repertorio classico, che potessero ben miscelarsi con la musica dei Beatles. Si va da Le Sacre di Stravinskij al Peer Gynt di Grieg; dall’Adagietto della Quinta Sinfonia di Mahler al Marte dei “Pianeti” di Holst. Questo nel solco della strada già battuta da Lennon e compagni, che spesso chiedevano a George Martin (il loro produttore e arrangiatore, ammiratore di Ravel che sovente replica nei suoi accompagnamenti sinfonici) brani orchestrali alla maniera dei grandi autori classici. Infine segnalo la citazione beethoveniana di Because (“Poiché”, l’unico brano – escludendo God save the Queen – cantato in inglese): Lennon, l’autore, la scrisse invertendo la sequenza degli accordi del celebre “Adagio” della Sonata detta Chiaro di Luna. Io ho provato a rimetterli nell’ordine originale e vedere se funzionava ugualmente. Funzionava.