Molineddu Caligola Records
cover of article Genere: Jazz
Tracklist non disponibile

WG Image CD USD 31.10

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Note

Registrato appena qualche mese prima di «Sound of Africa», nello stesso studio d’incisione e con i medesimi musicisti, quelli del Coj & Second Time, questo nuovo lavoro di Claudio Cojaniz fotografa il suo lato più intimo e riflessivo, e va ad arricchire la già variegata tavolozza di colori di un gruppo affiatato, allo stesso tempo libero e coeso, capace di respirare all’unisono con il suo leader.

«Molineddu» sta a «Sound of Africa» come l’Ellington neo-impressionista di Mood Indigo sta a quello festosamente ritmico di Rockin’n Rhythm. Sembrano distanti ed antitetici, ed invece sono perfettamente complementari: due lati della stessa medaglia. Il pianoforte di Cojaniz è qui più distante del solito da certo panafricanismo modale, così come dalle spigolosità monkiane; c’è piuttosto la ricerca di una linea melodica essenziale e pura, effettuata con meticolosa perizia e grande cantabilità, senza inutili fronzoli. È un viaggio, quello del quartetto, che sorvola a bassa quota ed in commosso silenzio le rovine di Aleppo, che rende omaggio con struggente lirismo agli amici (For My Friends) all’amata compagna Antonella (Chanson), per volare quindi in Sardegna, con la poesia dei Girasoli sotto la luna, nello splendido parco artistico-naturale di Molineddu, che dà il titolo all’album.

L’ispirato pianoforte di Cojaniz viene ancora una volta splendidamente assecondato dalla cavata nitida e profonda del contrabbasso di Alessandro Turchet, davvero sontuoso in Chanson (pour Toni), e dal drumming fantasioso ed efficace di Luca Colussi. Alla solida e collaudata coppia ritmica si affianca stabilmente da un paio d’anni il percussionista Luca Grizzo (non nuovo a collaborazioni con il pianista friulano), sapiente e prezioso nell’arricchire il dialogo del trio senza mai romperne il delicato equilibrio, e fornendo un’esauriente prova della sua fervida fantasia percussiva in Line up to sea. Da segnalare infine la felice ripresa di quel Requiem ch’era un movimento della suite «Si Song», eseguita alla testa di un ottetto, con la stessa sezione ritmica ed ospite Alexander Balanescu, al festival “Rumori Mediterranei 2016”, e presente nell’omonimo DVD pubblicato l’anno dopo.