Forma Mentis Alabianca
cover of article Genere: Indie, Musica d'autore, Psichedelico, Rock
1.La tua conchiglia
2.Luce
3.Pleiadi in un cielo perfetto
4.Argo
5.Materia nera
6.Di fiori e di burro
7.Le colpe dell'adolescenza
8.I miei panni sporchi
9.Tenebra
10.Vortice cremisi
11.Pronucia il mio nome
12.Forma mentis

WG Image CD USD 33.00

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Note

Quest'anno volevo un album diverso. Stanco e a tratti annoiato dal concetto di cantautore, di cui a mio avviso se ne è fatto uso e abuso, 'Forma Mentis' doveva avere la fisionomia sonora e caratteriale di un disco appartenente a un progetto più ampio rispetto a quello del 'coautore'. Mi interessava recuperare e rivisitare certe atmosfere rock che hanno segnato i miei anni novanta, nonché tentare di enfatizzarle, per poi completarle con testi visionari, psichedelici. Nel rock italiano degli ultimi trent'anni sono troppo pochi gli episodi in cui il rock si è avventurato in una scommessa del genere, io ho sentito il bisogno e la voglia di farlo. 'Forma Mentis' ha una doppia faccia; graffia, schiaffeggia e si dimena, ma pensa, fino a trovare negli episodi più tranquilli una risposta. Una risposta che io stesso cerco, probabilmente per ritrovare un orizzonte da osservare e da seguire in un panorama di confusione generata attorno a me, dai tempi che cambiano, dalle mode inesorabili che trascinano l'uomo verso ciò che in fondo non ama. (Umberto Maria Giardini)

Usare aggettivi per descrivere un disco di musica rock è sempre un azzardo; non solo per il rischio di non trasmettere in maniera efficace ciò che si andrà ad ascoltare, ma anche perché l'interpretazione di un lavoro di questo genere deve avvenire attraverso un confronto da più parti, non può essere influenzata da un unico parere. 'Forma Mentis' è il nuovo lavoro di Umberto Maria Giardini, già una buona premessa. Lirico, intenso, duro, ma allo stesso tempo estremamente sognante e di conseguenza psichedelico, questo nuovo album di UMG spiazza e disorienta coloro che si erano fatti un'idea precisa del marchio di fabbrica dell'ex Moltheni. In un periodo storico particolare come l'attuale (musicalmente parlando) in cui il termine 'cantautore' odora sempre più di abuso gratuito nonché di generico, Umberto Maria Giardini, temerario, si rinnova, voltandosi indietro e rispolverando in maniera originalissima le sonorità anni '90 che fecero sognare le generazioni legate ai fenomeni hard rock internazionali.

L'album si apre con 'La tua conchiglia', ballata scura e diretta in cui l'elemento psichedelico getta le basi comuni ad altri brani dell'album. Poi 'Luce' e subito dopo 'Pleiadi in un cielo perfetto' che chiariscono immediatamente e senza equivoci gli ingredienti e l'attitudine hard che l'album vuole trasmettere. Con 'Argo' vengono consacrate le premesse che danno una fisionomia precisissima all'identità di un album rock e fanno emergere la sua 'unicità' grazie alla personalissima scrittura di UMG. Poi 'Le colpe dell'adolescenza', dove tutto si placa evocando un frammento all'ennesima potenza del 'fu Moltheni', mentre il manierismo d'autore 'nero pece' di 'Materia nera' e 'I miei panni sporchi' funge da preludio al funerale di massa dolcemente intonato nell'invisibile ed epica ragnatela di 'Tenebra'. Infine lo strumentale 'Vortice cremisi' e 'Pronuncia il mio nome' meraviglioso e spettrale brano che anticipa il de profundis dell'ultimo episodio 'Forma Mentis', manifesto di un disco autorevole e autentico fino all'ultima nota. Illustre ospite nella chiusura del disco: Adriano Viterbini.